La Building Peace Foundation (BPF) è una ONG italiana co-fondata da Dario Roustayan nel 2014, che si pone l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle persone bisognose e in pericolo.

Il team, formato da professionisti visionari internazionali con esperienza in imprenditoria sociale, architettura sostenibile e cooperazione nazionale, fra cui Dario Roustayan, affronta tematiche legate allo sviluppo di una società civile più equa.

La missione che Roustayan ha dato a questa organizzazione è quella di diventare un soggetto attivo in questioni umanitarie, sviluppando e implementando soluzioni di costruzione innovative, in grado di migliorare le condizioni di vita di milioni di rifugiati e sfollati in tutto il mondo.

Si discute infatti di azioni concrete da mettere in atto per aiutare le comunità bisognose che, a causa di disastri e conflitti, si trovano senza una casa, una scuola, una clinica, uno spazio collettivo. Non avere un riparo può mettere a rischio la vita di intere famiglie: a causa degli agenti atmosferici, si trovano spesso a sopportare situazioni critiche, in cui diventa difficile sopravvivere.

Per implementare il proprio commitment umanitario, la Building Peace Foundation ha anche aderito alla Clinton Global Initiative, ed in seguito alla Tent Partnership for Refugees ideata dall’imprenditore Hamdi Ulukaya, impegnandosi a costruire centri educativi per i bambini rifugiati siriani che non hanno accesso all’istruzione, per prevenire l’analfabetismo e garantire loro un futuro migliore.

L’istruzione è da sempre la soluzione più innovativa, in grado di portare ad un notevole cambiamento: per gli sfollati può significare poter aspirare a trovare un lavoro dignitoso e quindi ambire ad un futuro migliore.

Nel caso poi della salute, la migliore cura rimane la prevenzione, la quale comincia nelle scuole con campagne mirate d’informazione.

Dario Roustayan, per rispondere a queste necessità, ha sviluppato grazie alla collaborazione di un gruppo di imprenditori internazionali, innovatori sociali e architetti, il progetto Re:Build. Si tratta di un programma che mira a trovare soluzioni innovative per rivoluzionare il concetto di campi profughi e insediamenti di emergenza, costruendo rifugi più sicuri, più dignitosi e sostenibili, con il totale coinvolgimento delle comunità locali.

I valori della pace e della diversità culturale, secondo Roustayan, costituiscono il fondamento di una cittadinanza consapevole e dialogica; da qui l’idea di coinvolgere le stesse comunità nel processo di costruzione. Ponendole al centro del progetto, si dà loro l’occasione di imparare nuove tecniche, creando così nuove opportunità di lavoro.

“Nessuna scuola significa nessun sogno, nessuna speranza, nessun futuro. Con Re:Build, abbiamo iniziato un percorso volto a ricostruire il futuro di una parte dei bambini siriani scappati agli orrori della guerra – spiega Dario Roustayan”. Fino ad ora, attraverso il progetto Re:Build ed in collaborazione con Agenzie UN e altre ONG internazionali, Building Peace Foundation ha ospitato oltre 4.000 giovani rifugiati studenti nei suoi centri educativi e creato un centinaio di posti di lavoro.

Un interessante momento per educare i profughi alla cittadinanza e trasmettergli un messaggio incoraggiante: se il loro passato è stato dettato da eventi esterni che li hanno costretti ad abbandonare la loro terra, il loro paese o patria, il futuro che avranno dipenderà invece da loro stessi e da cosa riescono a costruire nel presente.

 

 

DARIO ROUSTAYAN E IL PROGETTO RE:BUILD

 

“Prima o poi, ogni processo di cambiamento e miglioramento della qualità della vita passerà attraverso un progetto di costruzione”, sostiene Dario Roustayan.

 

Ecco la vision del progetto Re:Build, che propone strutture educative e shelter facili da costruire e da spostare. Un interessante programma che mira a creare soluzioni economiche, in grado di essere, in caso di bisogno, smontate e ri-assemblate altrove.

Nello specifico si tratta di fabbricazioni permanenti o semi-temporanee, modulari e spostabili, che a seconda delle necessità possono diventare una casa, una scuola, una clinica, una mensa o qualsiasi altro ambiente in grado di soddisfare esigenze locali. Una struttura che non è solo funzionale nel suo essere modulare: ogni impianto Re:Build è anche confortevole e resistente agli agenti atmosferici, anche più estremi.

 

Disponendo di un luogo adatto dove vivere e acquisire nuove competenze per la forza lavoro locale sotto la supervisione di un team di ingegneri della BPF, gli sfollati e i profughi hanno la possibilità di migliorare la qualità e le prospettive di vita.

 

Al centro del progetto è posta infatti la comunità locale: in virtù della velocità e della facilità dell’assemblaggio, agli stessi profughi può essere lasciato il compito di montare le strutture, le quali possono durare anche 30 anni, ed essere facilmente smantellate e riutilizzate.

 

Per rispondere al meglio all’ingente richiesta, i tempi di costruzione sono stati ridotti al minimo: sotto la supervisione di un esperto, una struttura base di circa 300 metri quadri può essere facilmente e velocemente costruita in poche settimane da una squadra di lavoratori rifugiati, anche privi di qualsiasi know-how e senza l’ausilio di attrezzature pesanti.

 

Il programma crea in questo modo anche posti di lavoro e punta a sviluppare nuove competenze tra i rifugiati. Oltre a quindi un primo riparo e assistenza, viene restituito loro un senso di dignità e di speranza: la consapevolezza di potersi sentire ancora responsabili della propria vita e del proprio futuro, anche se momentaneamente si trovano ad abitare in un insediamento di emergenza.

 

Ciò che rende Re:Build davvero unico è la continua ricerca e sviluppo del team della Building Peace Foundation: Dario Roustayan, con l’aiuto dei suoi collaboratori, punta ad ottimizzare ulteriormente il processo costruttivo in termini di velocità, isolamento acustico e termico, senza dimenticare al contempo di migliorare le condizioni di salute e comfort per l’utente finale.

 

Una causa solidale in continuo sviluppo, la quale grazie a sempre nuove implementazioni, può rispondere a necessità di natura diversa: può essere permanente collocata fuori da insediamenti temporanei, quindi esser costruita per ospitare comunità, ma anche costituire una soluzione facile da smontare e trasferire in un altro luogo.

 

Ecco come l’organizzazione di Roustayan diventa la più meritevole per aver realizzato infrastrutture, riqualificato l’assetti urbanistici e recuperato e restaurato edifici al fine di migliorare le condizioni di vita di profughi. In questo modo, vengono anche favoriti i collegamenti e i processi di tolleranza e pace fra popoli.

 

“Abbiamo lavorato davvero duramente a questo progetto ed ora stiamo iniziando a raccogliere i frutti di quanto seminato, anche se c’è moltissimo ancora da fare”, afferma Dario Roustayan.